Dopo tanti anni di sviluppo ho deciso di ritirare AES Crypter Vault, AES Crypter Professional e AES Crypter Lite. Da oggi le applicazioni non sono più scaricabili dal mio sito, dal Microsoft Store né da alcun altro canale ufficiale. Non è una decisione presa a cuor leggero, e credo di dovere a chi le ha usate una spiegazione chiara.
Il software diventa un “prodotto”. Dal 9 dicembre 2026 si applica la Direttiva (UE) 2024/2853 sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, recepita in Italia con il decreto approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026. Per la prima volta il software è equiparato a un oggetto fisico: chi lo sviluppa ne risponde come il fabbricante di un elettrodomestico, con una responsabilità oggettiva, cioè indipendente dalla colpa. E tra i danni risarcibili entra anche la perdita o la corruzione dei dati.
Un programma di cifratura è il caso limite. Uno strumento come il mio ha un solo scopo: rendere i dati illeggibili a chiunque non abbia la password. Proprio per questo, qualunque malfunzionamento (un file danneggiato, un errore in una libreria, un’incompatibilità tra versioni) non produce un semplice fastidio, ma dati irrecuperabili. Per un software di cifratura la perdita di dati non è un incidente raro: è il modo naturale in cui fallisce.
Le regole valgono per tutti, ma non pesano su tutti allo stesso modo. Una grande azienda ha un ufficio legale, una polizza per la responsabilità da prodotto, un processo strutturato di gestione delle vulnerabilità e un bilancio in grado di assorbire un contenzioso. Io sono un singolo sviluppatore freelance: una sola causa, anche infondata, potrebbe costarmi più di quanto il software mi abbia mai reso.
So bene che la legge non trasforma ogni bug in un risarcimento: servono un difetto, un danno e un nesso tra i due, e restano alcune cause di esclusione. Ma la nuova disciplina introduce presunzioni a favore del danneggiato e obblighi di esibizione delle prove, e prevede che una vulnerabilità nota e non corretta possa rendere difettoso un prodotto anche anni dopo la sua distribuzione. Per chi lavora da solo, questo significa un obbligo di manutenzione di sicurezza senza una scadenza chiara, e il rischio di dover dimostrare in tribunale di aver fatto tutto il possibile.
L’open source non è una via d’uscita. La direttiva esclude il software libero, ma solo se sviluppato o fornito al di fuori di un’attività commerciale. Anche rilasciare AES Crypter gratuitamente o pubblicarne il codice non mi metterebbe con certezza al riparo. Nel dubbio, l’unica scelta prudente è smettere di distribuirlo.
Una tutela che riduce la scelta. Non contesto l’obiettivo di proteggere i consumatori. Contesto l’effetto pratico: strumenti indipendenti, curati per anni da singoli sviluppatori, scompaiono, e resta il mercato dei grandi operatori. Gli utenti non avranno più sicurezza, avranno meno alternative. Una norma di questa portata dovrebbe distinguere davvero tra chi immette sul mercato milioni di dispositivi e chi distribuisce un programma da un sito personale. Nella pratica, questa non lo fa abbastanza.
Se usi già AES Crypter. Le copie già installate continuano a funzionare, ma non rilascerò ulteriori aggiornamenti. Conserva l’installer che hai, e verifica di essere in grado di decifrare i tuoi file .aes. Se intendi passare a un altro strumento, decifra prima i file con AES Crypter, cifrali di nuovo con il nuovo programma e cancella gli originali cifrati solo dopo aver controllato che tutto sia leggibile.
Ringrazio chi in questi anni l’ha usato, segnalato problemi e suggerito miglioramenti. Mi dispiace chiudere così.
Marco Rivola
Novembre 2026